La pavimentazione di un capannone industriale presenta diverse sfide, sia a livello di prodotto che di posa, in particolare quando ci sono delle richieste specifiche cui rispondere.
Il lavoro che vi presentiamo oggi è stato realizzato presso un capannone industriale in provincia di Vicenza. E ora vi raccontiamo com’è andata.

CapannoneIndustrialePavimentazioneSPCW807

LA SCELTA DEL PRODOTTO

Le richieste del committente erano abbastanza precise e tassative:

  • Prodotto utilizzabile sopra un impianto di riscaldamento a pavimento
  • Spessore complessivo del prodotto non superiore al centimetro
  • Buona calpestabilità
  • Resistenza alla pulizia costante
  • Buon livello di reazione al fuoco.

La superficie da ricoprire era di circa 800 m2 in un unico ambiente monoplanare.

La scelta del pavimento SPC è stata pressoché immediata, considerata la precisa rispondenza alle richieste del cliente e la disponibilità di decori accattivanti.

  • Spessore 6,5 mm con tappetino già integrato alla doga,
  • Classe di utilizzo 42 (adatta all’ambiente industriale),
  • Strato di usura 0,55 mm
  • Reazione al fuoco: Bfls1-d0
  • Adatto all’impiego su riscaldamento a pavimento

Il decoro scelto è W807.

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LA POSA … CON INTERVISTA!

Il lavoro di posa è stato realizzato da Andrea Pallaro della ditta Made In Wood e dai suoi collaboratori. CapannoneIndustrialePavimentazioneSPCW807

Ne parliamo con Andrea, che ci racconta come ha affrontato la sfida.

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D: Andrea, partiamo dai contatti preliminari. Come ti approcci ad un lavoro di questa portata? Voglio dire, 800 m2 in una stanza non capitano tutti i giorni…

AP: Beh, per prima cosa ho preferito parlare con il committente per definire le esigenze e le proposte di carattere tecnico del prodotto. E’ fondamentale che il cliente capisca quali sono le prestazioni del prodotto: cosa si può e cosa non si può fare. E poi c’è da considerare che quando entri in cantieri di queste dimensioni, devi considerare la complessità della situazione. Non puoi arrivare, posare con i paraocchi e andartene.

D: In che senso?

AP: Devi considerare tutte le condizioni ambientali. Inoltre era per noi fondamentale un confronto con chi installava il sistema di riscaldamento a pavimento. Nel primo caso è fondamentale valutare la temperatura media dell’ambiente. Il pavimento SPC ha una dilatazione fisiologica veramente minima (circa 1 cm ogni 10 ml), però è consigliabile che l’acclimatamento del prodotto (e la posa) sia fatto in un ambiente con temperatura tra i 15 e i 25°. Diciamo che non avrei posato dovendo prima scacciare i pinguini… né in una serra il 16 agosto! (ride)

D: E per il riscaldamento a pavimento?

AP: Il pavimento SPC Prodinex fornito da Italignum è accompagnato da un preciso protocollo da seguire in questi casi. Viene indicata la temperatura massima a cui portare il sistema…e gli step temporali necessari a portare il sistema a regime. Non possiamo fare uscire immediatamente l’acqua da 0 a 30°, altrimenti lo shock potrebbe influire in modo negativo sulla dilatazione del pavimento flottante. In questo senso mi sono confrontato con chi ha posato il massetto radiante.

D: Documentazione tecnica?

AP: Fondamentale. Abbiamo fatto avere al committente tutta la documentazione tecnica disponibile e abbiamo spiegato in modo chiaro le caratteristiche del prodotto voce per voce: scheda tecnica, dichiarazione di prestazione (DOP), indicazioni di installazione e, come dicevo, il protocollo per la regolazione del sistema di riscaldamento a pavimento. E’ fondamentale che il cliente (e tutti gli attori coinvolti) sappia cosa si trova per le mani… E’ una situazione complessa che va gestita in modo preciso.

D: Quali sono le principali sfide che hai dovuto affrontare, considerato l’ambiente di posa?

AP: Beh, 800 m2 sono “tanta roba” (ride). Abbiamo considerato prima di tutto la planimetria del locale e incrociato il dato con la dilatazione prevista del pavimento SPC e la dimensione delle quadrotte. Abbiamo quindi definito su carta il “piano di battaglia”, calcolando il distanziamento dei giunti di dilatazione e definendo delle aree di posa, di circa 9 x 9 ml. Questo ci ha permesso di restare entro i limiti dimensionali di posa, massimizzare l’utilizzo delle quadrotte (quindi minimizzando lo scarto) e coprendo tutta l’area in modo ordinato e gradevole alla vista. Possiamo quasi dire che il grosso del lavoro l’abbiamo fatto prima della posa della prima doga!

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D: Tu non ti occupi esclusivamente di posa pavimenti. In che modo questa versatilità torna utile quando hai a che fare con un lavoro di questo tipo?

AP: La versatilità della nostra azienda ci ha permesso di realizzare in proprio vari elementi, come le pedane per disabili, indispensabili in una struttura come questa, accompagnando il tutto con vari elementi di finitura personalizzati sulle richieste del cliente.

D: E poi, la posa com’è andata?

AP: Bene! Abbiamo valutato in fase preliminare tutti gli strumenti necessari, dai martelli in teflon a dei blocchi in multistrato che abbiamo realizzato per l’occasione, per la “chiusura” in sicurezza degli incastri. Poi conosciamo bene il prodotto e non ci aspettavamo sorprese! Diciamo che per un ambiente di questo tipo, industriale, dove le sollecitazioni sono estreme, abbiamo apprezzato che la scelta sia ricaduta sul prodotto da 6,5 mm di spessore. Il pavimento da 4,7 mm è perfetto per le soluzioni abitative e per i locali pubblici… ma forse per una superficie industriale di questa portata avrei avuto un po’ di paura! (ride)

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