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Che l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo a livello globale in questi anni sia anche causa di cambiamenti che probabilmente dureranno a lungo termine è ormai evidente a tutti. Può essere quindi opportuno fermarsi a riflettere sulla situazione attuale, su come la pandemia ha influenzato le tendente e su cosa ci aspetta.

E questa riflessione è stata il tema degli incontri realizzati in collaborazione con i nostri partners di EGGER, tenuti in occasione dell’inaugurazione dei nuovi spazi Italignum del 26 e 27 novembre scorsi.

Iniziamo cercando di inquadrare la situazione.

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LE EMERGENZE IMPONGONO DEI CAMBIAMENTI

La pandemia ha causato uno stato di emergenza a livello mondiale che ha imposto a tutti noi una battuta d’arresto inaspettata, non solo sul piano privato ma anche su quello professionale. Questa situazione ha portato con sé un’incertezza diffusa su ciò che stava accadendo e su ciò che sarebbe successo in futuro.

In particolare per le attività produttive, ciò si è tradotto in tempi di inattività operativa, stop ad eventi e incontri in presenza, incertezza e atteggiamento “di attesa”.

Dal punto di vista personale invece, molte persone hanno sperimentato il cosiddetto “effetto cocooning” causato dai lockdown e dal lavoro da casa. Con il termine “cocooning” (dall’inglese cocoon = bozzolo) si intende la tendenza a trasformare la propria abitazione in un ambiente rilassante, confortevole e protettivo, concentrandovi la maggior parte delle attività.

Con l’estate del 2020 e il rilassamento parziale delle tensioni causate dai primi lockdown, si è registrato un notevole aumento della domanda nei settori mobili/arredamento & edilizia/ristrutturazione. Questo boom di richieste ha portato ad uno squilibrio per cui la domanda ha superato le reali capacità produttive di molte aziende causando, considerata anche la carenza di materie prime e di logistica, una situazione senza precedenti.

Questo stato di emergenza impone maggiore sicurezza nella pianificazione!

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LA SFIDA DELLE DIREZIONI FUTURE

Ciò ci porta a riflettere su aspetti e direzioni future, visto che i cambiamenti sono veloci, continui e sempre più condizionati dalle emozioni personali.

Nell’ultimo anno e mezzo tutti noi siamo stati costretti a vivere in una situazione molto particolare che, in parte, è diventata la nostra nuova quotidianità (usare le mascherine, igienizzarsi le mani …). In primavera poi, con la bella stagione si sono aperte delle nuove prospettive su «come e quando» avremmo potuto tornare alle nostre vite “precedenti”. Ma potremo davvero? E soprattutto: lo vogliamo?

Dunque il nostro sguardo va agli sviluppi futuri, in particolare in riferimento ai prodotti che sono direttamente correlati al nostro (nuovo?) stile di vita.

Il 2020 è stato l’anno dei limiti. Lo sviluppo della digitalizzazione, dell’individualismo e della globalizzazione era già sulla buona strada, quando il mondo intero ha subito una battuta d’arresto e si è dovuto FERMARE.

Per molto tempo la nostra vita quotidiana è stata (ed è in parte tuttora) caratterizzata dal distanziamento sociale e dalla comunicazione digitale.

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“Non toccare” ed evitare il contatto è diventato la norma. Questo ci ha fatto capire che “Restare in contatto” è l’unica cosa davvero di valore.

Ora, però, in molti settori si intravede una prospettiva positiva anche se ovviamente rimane l’incertezza su prossime ondate (che hanno già colpito alcuni paesi) e sui potenziali impatti di nuove varianti del virus.

Il primo periodo di allentamento delle restrizioni e il parziale ritorno alla normalità è segnato da un forte effetto recupero, ovvero tornare a fare ciò che per molto tempo non è stato possibile. La ristorazione, lo shopping, gli eventi, i viaggi spinti dal volano delle riaperture stanno vivendo un forte boom o per lo meno un momento positivo. Tuttavia il prossimo “forse” è già alle porte e genera nuove insicurezze. Un semplice rapido ritorno alla normalità non è assolutamente fattibile.

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Come dicevamo nell’introduzione, l’enorme domanda dovuta all’effetto recupero/riaperture non può essere soddisfatta dai settori produttivi ed economici che hanno subito parziali blocchi e chiusure.

Questo si traduce in una seria difficoltà nel reperire le materie prime e il prodotto stesso, che a sua volta porta a nuovi stop produttivi (vedi anche settore automobilistico) e a un aumento dei prezzi.

Materie prime, prodotti chimici, microchip, containers e persino il legname scarseggiano.

Quindi, le conseguenze della pandemia non spariranno semplicemente con la fine dell’isolamento, dell’obbligo delle mascherine e con l’inizio dell’immunità di gregge.

Alcuni settori stanno andando indubbiamente molto bene (il settore immobiliare ha segnato un+ 36% di permessi per costruire nel 1° trimestre 2021 rispetto all’anno precedente). Altri (come la ristorazione) stanno tuttora lottando per trovare personale e dipendenti qualificati, che durante la pandemia sono passati ad altri lavori e settori.

Dobbiamo inoltre essere consapevoli che anche gli aiuti e i finanziamento post pandemia avranno conseguenze fiscali e di tassazioni.

Vediamo dunque come l’economia dovrà affrontare sfide non indifferenti.

Contestualmente, saremo costretti, in parte, a resettare e azzerare alcune «abitudini».  Solo allora potremo ricominciare tutto da capo!

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AZZERARE PER RIPARTIRE: UN NUOVO SENSO

Ci sarà una domanda che ci faremo sempre più spesso in futuro. E la domanda è: HA SENSO?

“È sempre stato così” non è più la risposta.

In molti ambiti dovrà prevalere un mix equilibrato tra vecchie e nuove abitudini.

Qui alcuni esempi:

  • Viaggio di lavoro o riunione digitale?
  • Viaggio all’estero o rimanere in patria, in zona, a casa?
  • Negozio al dettaglio o online?

È il mix sensato tra le due cose a fare la differenza.

Dovrà prevalere, di volta in volta, il «reality check», il controllo della realtà, la domanda sul senso delle cose, la messa in discussione dei significato, dei sistemi  che ha, nel periodo della pandemia, influenzato anche le megatendenze e le ha portate al livello successivo.

 

DIGITALIZZAZIONE:

La digitalizzazione si era affermata già ben prima del virus. Attraverso la pandemia è arrivata in modo predominate nel quotidiano di tutti e quasi ovunque (DAD didattica a distanza, videoconferenze, webinar ecc.). Questo essere collegati sempre e ovunque porta ad un livello di CONNETTIVITÀ estrema ma ha richiesto anche nuove capacità umane e nuovi comportamenti socio-culturali (per esempio nei social media). Tutto sta diventando più complesso, e quindi come affrontiamo questa complessità? E’ ora che la digitalizzazione passi dall’essere una spinta obbligata all’essere di nuovo uno strumento, trovando nuovi punti d’incontro con la realtà.

 

GLOBALIZZAZIONE

La globalizzazione è già da diverso tempo una realtà consolidata. Non c’erano, non ci sono pressoché più limiti, frontiere per viaggiare, acquistare, consumare o scambiare informazioni. Il virus ha solo reso visibili le conseguenze e le incertezze che ne possono derivare (ad esempio la portacontainer Evergreen, che ha bloccato il canale di Suez e provoca disguidi di approvvigionamento a livello mondiale). Abbiamo dunque rivalutato il «locale», la bottega sotto casa, che significa più sicurezza, più sostenibilità e spesso ha più senso.

E proprio questo nuovo senso, il mix tra globale e locale necessario per rimanere flessibili e resilienti in futuro ha fatto nascere il concetto di GLOCAL (global-local).

 

SOSTENIBILITÀ

È passato dall’essere uno stile di vita ad essere un movimento sociale, anche prima del coronavirus. Il coronavirus ha intensificato questo movimento perché ci ha mostrato che non abbiamo il controllo al 100% sulle nostre vite e che dipendiamo fortemente da quello che succede in natura (nubifragi, inondazioni, incendi, malattie…). Questo crea nuovi valori ai quali è sempre più necessario aderire, soprattutto per le imprese e le aziende. Si richiede una sostenibilità reale e olistica, perché questo viene richiesto dal consumatore finale: il confronto con la realtà smaschera l’ecologismo di facciata (il cosiddetto Greenwashing).

 

INDIVIDUALISMO vs. COOPERAZIONE

Il coronavirus ha create un rinnovato senso di solidarietà e di comunità e ha incentivato le collaborazioni, a volte anche con i concorrenti. Ma l’individualismo e la personalizzazione incontrano ora ostacoli a causa della scarsa disponibilità dei prodotti.

Il consumo non è più sono una semplice soddisfazione dei propri bisogni personali: oggi rappresenta un importante gesto comunitario, sociale e in fondo anche politico. Oggi si può tenere il passo con la crescente complessità solo attraverso modi completamente nuovi di lavorare, di pensare e anche di comportarsi a livello sociale.

Ciò che è importante è la connettività, cioè la capacità di collaborare facendo squadra, e la capacità di pensare e svilupparsi in modo trasversale. Questo vale per gli individui ma anche per le aziende.

Alcuni esempi:

  • Le case automobilistiche stanno collaborando da tempo per dare forma al mercato della mobilità elettrica, nello sviluppo di batterie, di standard
  • I dipendenti di McDonald’s hanno dato una mano ai supermercati Aldi durante la crisi.
  • Google e Apple stanno creando un’applicazione sul Covid insieme.
  • Con Sonos e Ikea due specialisti nel campo della tecnologia e del design collaborano assieme
  • Il produttore di cucine Nobilia utilizza la competenza di Raumplus per le porte scorrevoli.

Tutto questo testimonia una maggiore flessibilità nella ricerca di soluzioni e innovazioni che rimarranno anche dopo la crisi.

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MENO (assortimento) È PIÙ (disponibilità)

Come dicevamo, le riaperture e la ripartenza post- pandemia portano con sè una serie di sfide per l’economia. Queste hanno un effetto domino nelle catene di approvvigionamento e generano una limitazione della disponibilità per molti prodotti. Le attuali disponibilità di consumo ridotte sicuramente giocano a sfavore della personalizzazione.

A nessun cliente piace aspettare, soprattutto se abituato a soluzioni in tempo reale, merce a magazzino, consegne in 24H. Emerge quindi una crescente volontà di trovare alternative e compromessi quando il prodotto desiderato non è disponibile..

Anche i rivenditori stanno pensando di ottimizzare e ridurre la gamma/ offerta per garantirne la disponibilità. Ikea ridurrà il suo assortimento del 5% il prossimo anno a causa dei ritardi nelle consegne e negli approvvigionamenti riducendo “l’ampiezza e la profondità” del suo assortimento in modo che i clienti non debbano mai trovarsi davanti a scaffali vuoti.

Meno scelta ma più disponibilità. LESS is MORE. MENO è PIU’.

GENERAZIONE “A” ?

Molti parlano già di una nuova Generazione A, «A» come Agile. Stiamo tutti diventando più agili, adattabili, dinamici e flessibili.

Salute, sicurezza, emozioni, qualità e durata resteranno sicuramente una priorità anche dopo la pandemia.

  • la nostra CASA che continuerà ad essere un CENTRO imprescindibile per le nostre vite anche dopo la pandemia: un rifugio sicuro. Anch’essa dovrà essere in grado di adattarsi in futuro
  • In futuro cercheremo prima soluzioni LOCALI e torneremo a valorizzare le reti REGIONALI, tuttavia, le soluzioni globali non saranno mai completamente escluse.
  • La CAMPAGNA (e la vita in campagna) tornerà ad avere vantaggi sulla vita in CITTÀ (l’urbanizzazione rallenterà). Oppure la città dovrà adattarsi e, per esempio, diventare più verde. O più fruibile
  • QUALITÀ e DURATA sono più importanti delle tendenze a breve termine e del design superficiale. La qualità conta di nuovo più della quantità!

Alle nostre EMOZIONI viene attribuito un alto valore, perché ci fidiamo di esse e attraverso di esse ci identifichiamo anche con i prodotti.

Le soluzioni ibride stanno diventando la norma perché utilizzano il meglio di tutto e supportano la flessibilità!

DESIGN COMMERCIALE

Come si fanno sentire questi sviluppi nella progettazione e nell’interior design di interni in spazi pubblici e commerciali?

 

RISTORAZIONE

Soprattutto nella ristorazione si sta pensando a soluzioni alternative che siano adattabili e che diano più sicurezza al settore, anche in futuro. Questo si traduce in design che devono offrire la possibilità di mantenere le distanze (anche qualora non ce ne fosse più bisogno) senza rinunciare al pregio estetico. La possibilità di mantenere le distanza diventa una caratteristica del locale senza far percepire ai clienti l’assillo di dover mantenere il distanziamento per questioni di sicurezza.

 

NEGOZIO

Le soluzioni ibride prendono piede anche nell’arredamento dei negozi. Il commercio online e quello nel punto vendita tradizionale vengono combinati per ottenere il miglior servizio possibile. Ciò può tradursi in negozi in cui non è necessario esporre un gran assortimenti di prodotti perché l’informazione iniziale avviene online. Il pre-ordine può poi essere inviato al punto vendita più vicino dove i clienti possono ricevere consigli e provare gli indumenti in un ambiente professionale.

Questi nuovi concetti sono chiamati RaaS (Retail as a Service) e privilegiano il design del negozio al posto dell’esposizione dei prodotti. La presentazione, lo stock della merce, il magazzino sono ridotti al minimo, privilegiando così la materialità e il design dei negozi.

In queste realtà, incombenze come la spedizione del reso o la smaltimento dell’imballo di spedizione sono in gran parte eliminati e si ha un’esperienza di acquisto efficace (mentre nello shopping online tradizionale si registra una percentuale di reso vicina al 50%, con punte del 70% per le scarpe).

Grazie a queste nuove soluzioni di vendita ibride il cosiddetto sistema “Click & Collect” (clicca e ritira) si impone come alternativa al “Try & Error” (prova ed errore).

 

HOSPITALITY

Gli alberghi sono un luogo in cui per molto tempo igiene e sanificazione delle superfici saranno una questione fondamentale.  Il requisito è quello di essere igienizzato come in un ospedale, ma senza sembrare tale. Esteticamente dovrebbe apparire caldo e accogliente come una casa. Anche qui, nuovamente, siamo in presenza di due opposti che devono essere combinati.

 

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POSTO DI LAVORO

Durante la pandemia il mondo del lavoro è diventato ibrido, con l’home office che è diventato possibile e accettato ovunque. Anche qui la forza motrice è la domanda: cosa ha più senso? È questo che ha dato vita a un nuovo modo di lavorare. NEW WORK significa che non è più necessario fornire un posto di lavoro fisso nella classica forma di una scrivania per ogni dipendente per 8 ore al giorno.

I nuovi ambienti sono HUMAN CENTERED WORKPLACES: sono i LUOGHI DI LAVORO INCENTRATI SULL’UOMO a determinare una pianificazione, e non i “Table centered workplaces“ vale a dire i luoghi di lavoro centrati sulla scrivania. L’attenzione è sulla persona e non sulla scrivania.

L’ufficio sta diventando sempre più un luogo in cui le zone possono essere utilizzate e progettate a seconda dell’uso e della situazione. Anche in questo caso un buon design e quindi una maggiore versatilità/ abitabilità sono temi importanti che influenzano anche la scelta dei materiali in modo sostenibile.

DESIGN RESIDENZIALE

E cosa sta cambiando nel design della casa privata?

La multifunzionalità è particolarmente visibile nei mobili, che possono essere trasformati e integrati come normali mobili nella rispettiva stanza quando non vengono utilizzati. In futuro la casa dovrebbe essere più adattabile a una grande varietà di usi e funzionalità, per cui la tecnologia giocherà un ruolo importante.

Se alcune zone devono rinunciare a un po’ di privacy, il privato è reso ancora più privato in altre, come bagni e camere da letto che diventano più accoglienti e intimi e rappresentano un vero «rifugio».

Come conseguenza di tutti questi sviluppi, l’abitare diventa una questione ancora più emotiva e personale.

Come dice Meteo Kries del Vitra Design Museum di Weil am Rhein, vicino a Basilea: “Negli interni non domineranno più le grandi tendenze: sarà tutto un collage di preferenze personali”.

Vogliamo identificarci nella nostra casa con i nostri pezzi preferiti. Funzionalità e design senza tempo si uniscono a mobili che trasmettono emozioni o a materiali che devono avere una forte connessione con la natura. La natura richiama la realtà e il reale, quello che c’è all’esterno.

MATERIAL DIRECTIONS

Cosa significa questo per i nuovi materiali e gli sviluppi delle superfici? L’identificazione con un mobile gli dà già un significato. In futuro quindi, un buon design dovrà stabilire una connessione con lo stile di vita.

Deve pertanto essere:

  • pregiato
  • caldo
  • autentico
  • di lunga durata
  • multifunzionale
  • emozionante

VEDERE, TOCCARE, ABBINARE

L’identificazione con un prodotto avviene in gran parte attraverso il tatto.

Toccando una superficie, ci si immerge in associazioni personali e in un senso di matericità, creando così una connessione tra la persona e il prodotto.

Ne segue che la sensazione al tatto di tutti i materiali deve essere autentica e suscitare emozioni positive.

In futuro inoltre, non soltanto un colore o un materiale faranno tendenza da soli, ma emergeranno sempre nuove sfaccettature e stili attraverso combinazioni innovative. Nel combinare e progettare le stanze in modo olistico, il tatto e i suoi contrasti sono un elemento decisivo.

Qui a seguire alcune possibili interpretazioni, proposte da Egger.

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DECORI NEUTRI con superfici lisce ed opache ST9.  Abbinate a superfici metalliche spazzolate, ST20 Metal Brushed conferisce al decoro l’effetto autentico del metallo finemente levigato. In combinazione con riproduzioni legno con pori sincronizzati e venature profonde, ST37 qui sul decoro H3176 Rovere Halifax peltro.

 

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PIETRE SCURE o NERO con proprietà anti-impronta ultra-opachi, le finiture PM e PT in combinazione con il nuovo poro sincronizzato in finitura ST 32 Feelwood Vintage che riproduce un rovere molto rustico, caratterizzato dall’effetto ottico “used”, qui nel decoro H1344 Rovere Shermann.

 

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TONALITA’ DELLA TERRA dei decori con finitura liscia e opaca abbinate a metalli caldi come il Ferro Bronzo F302 in finitura ST87 in combinazione con il nuovo poro di legno opaco e molto moderno della finitura ST 19 Deepskin Excellent. Qui il decoro Robinia Branson H1253 si distingue per il suo aspetto decorativo elegante e l’effetto “minimalista” creato dalla tavolatura leggera e dalla striatura cromatica.

 

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TONALITA’ VERDI molto soft, lisce ed opache in finitura ST9, abbinate a legni chiari in ST10 Deepskin Rough, che ne sottolinea il carattere naturale del decoro qui su H1710 Castagno Kentucky sabbia, dall’aspetto particolarmente rustico e vivace, con pori visibili o effetti metallici sempre in finitura ST87 Mineral Ceramic che lo rendono molto autentico, dato dagli elementi opachi e lucidi.

 

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LEGNO EMOZIONANTE: I legni medi fino ai più scuri: sono spesso caratterizzati da elementi rustici come crepe, venature o l’effetto tavolato. I legni piuttosto chiari: più eleganti, ma sempre autentici, spesso enfatizzano i design neutri. I legni molto scuri o neri mostrano di per sé un forte carattere, che spesso crea un effetto particolare attraverso superfici speciali o particolari giochi di colore.

 

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PIETRE AUTENTICHE: Il calcestruzzo sta perdendo terreno: le pietre autentiche, con la loro superficie originale, sono invece in aumento. Oltre alla tendenza del marmo, vediamo sempre più spesso arenarie vivaci, sorprendenti finiture di ardesia o tipologie a terrazzo.

 

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METALLO CALDO: Il metallo è considerato un materiale molto tecnico che spesso contrasta fortemente con i legni naturali. Il suo carattere effettivamente freddo viene ora mostrato in colori caldi, come il bronzo o l’ottone. Anche le superfici lavorate a mano o la colorazione irregolare lo fanno sembrare più emozionante.

 

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NERO: Il nero è ancora al centro di tutti i nuovi design. Tutto dipende dal nero. Attraverso il nero, specialmente in una finitura opaca, materiali familiari vengono presentati in un modo nuovo assumendo subito un carattere moderno, ad esempio la classica trama a cestino. I materiali si adattano alla combinazione con il nero: ad esempio, il legno viene arricchito crepe nero o il metallo viene annerito oppure i legni neri e le tinte unite in sé.

 

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Un tavolo con una superficie nera opaca? Era impensabile fine a qualche anno fa!  Improvvisamente, una nuova tecnologia rende le superfici opache assolutamente resistenti e non soggette ad impronte e utilizzabili ovunque. Stanno emergendo nuove opzioni d’uso per il nero.

 

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VERDE: Il verde fa stare bene perché è sempre associato alla natura. Il desiderio di un design più durevole significa una tendenza a usare toni tenui per i mobili, ispirati dai toni verdi piuttosto opachi della natura, come la canna, l’eucalipto o l’abete.

 

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TONI DELLA TERRA: il desiderio di sicurezza, di protezione e il “nuovo cocooning” stanno riportando nel design i colori caldi della terra. Tuttavia, anch’essi sono piuttosto monotoni e neutri. I toni della terra non descrivono solo una direzione per le tinte unite, ma determinano anche i molti nuovi toni caldi dei legni e materiali come la pelle e i tessuti in marrone. Anche qui la combinazione con il nero gioca un ruolo essenziale.

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